

Adriana Zoudine
Prossimo evento:
Mostra personale Il Rio
Galleria Arianna Sartori
14 ottobre a 26 febbraio 2026
mostre
2026 Il Rio

Il Rio:
L’elemento etereo: la quintessenza plastica del Rio di Mantova
Adriana Zoudine
Osservo il canale mentre si affaccia o si cela; negli scorci dove si mostra, il Rio mi dona punti privilegiati dai quali riesco a lanciare sguardi furtivi.
All’affacciarmi ai muretti delle arcate e alle ringhiere dei giardini del nostro Rio, assorta a guardare il fluire delle sue acque a volte mosse, temporaneamente quiete, spesso splendenti, lo studio nel suo riverbero soffermandomi su come scorra il tempo.
Le immagini che il canale mi fa intravedere lungo i suoi meandri, e in lui si rispecchiano ponti, antichi edifici e il cielo, rivelando scenari decostruiti, mutevoli.
Nell’emozione di queste viste, provo a raccogliere i riflessi e restituirli per tramandarli. Nella mia sfida improbabile sta il desiderio di rappresentarli.
Nei riflessi del Rio che regala i suoi giochi, mi immergo e con la mia fantasia produco immagini distorte generando pitture astratte.
Adriana Zoudine trasforma acqua e luce in memoria visiva, cifra poetica della sua ricerca artistica
Serenella Minto
La trasformazione incessante del visibile
In Zoudine l’attenzione non si concentra tanto sul soggetto rappresentato — il corso d’acqua che attraversa Mantova — quanto sull’atmosfera che lo avvolge e lo trasforma. La luce diviene il vero oggetto della rappresentazione, principio dinamico che determina la percezione e rende visibile l’incessante metamorfosi del reale.
La serie dedicata al Rio di Mantova, ripreso da diverse angolazioni e in differenti ore del giorno, si configura come un corpus unitario e concettuale: non è l’acqua del Rio il tema centrale, ma il tempo e la memoria, intesi come consapevolezza dell’inesauribile fluire della realtà. Per l’artista non si tratta dunque di cogliere dei momenti irripetibili della realtà, ma, al contrario, di dimostrare come non esista un momento, bensì un continuo divenire dei fenomeni nei quali la presenza umana non è neppure presa in considerazione: tutto evolve anche senza la nostra testimonianza.
Eppure, oltre la riflessione critica, vi è la suggestione poetica: ogni riflesso, ogni vibrazione luminosa diventa canto silenzioso, testimonianza di un istante irripetibile. L’opera si fa così meditazione sulla luce e sul tempo, sulla fragilità del visibile e sulla sua continua rinascita. In questo intreccio di rigore e lirismo, Zoudine ci invita a contemplare non solo un paesaggio, ma l’eterno mutarsi della vita stessa.

Dalla visione retinica a quella mentale
Nelle opere di Adriana Zoudine il paesaggio non è mai rappresentazione fedele, ma esperienza percettiva decantata. L’artista osserva il Rio di Mantova — il corso d’acqua che attraversa la città — come un dispositivo ottico naturale, un luogo in cui la materia dell’acqua scompone il reale e lo restituisce in forma di ritmo, luce e memoria.
La sua attenzione per i riflessi del Rio per ciò che appare e subito si trasforma, la colloca in una tradizione che attraversa la storia dell’arte: dalle vibrazioni luminose degli impressionisti alle rarefazioni atmosferiche di Whistler, fino alle dissoluzioni di J. M. W. Turner, dove il dato visibile si apre al dominio dell’emozione.
Il lavoro di Zoudine, tuttavia, non è citazione né derivazione. In lei l’acqua non è un semplice specchio, ma una superficie vivente che frantuma l’immagine in cellule cromatiche, in frammenti che ricordano mappe, tessiture, architetture liquide.
Il Rio

Nottetempo, 2025
olio su tela, cm 100x80

L'incrocio sotto il ponte, 2025
olio su tela, cm 90x110

L'imbrunire della città, 2025
olio su tela, cm 50x90

Verso sera, 2025
olio su tela cm 50x80

Al tempo dei tempi, 2025
olio su tela, cm 70x40

Alla deriva, 2025
olio su tela, cm 100x60

Au printemps - Impression, 2024
olio su tela, cm 85x30

Oltre alle arcate del ponte, 2024
olio su tela, cm 85x30

A tratti, 2025
olio su tela, cm 20x50

Sorgiva, 2025
olio su tela, cm 20x50

Vuoto, 2024
olio su tela, cm 50x70

Al cerchi, 2025
olio su tela cm 100x140

Giornata bianca, 2025
olio su tela, cm 100x130

A galla, 2025
olio su tela, cm 60x70

Tradursi, 2024
olio su tela, cm 90x70

Maroon, 2025
olio su tela, cm 60x90

Fluire, 2025
olio su tela, cm 50x20

Scaglie, 2025
olio su tela, cm 130x80

Basso fondale, 2025
olio su tela, cm 100x20

Tramonto, 2025
olio su tela, cm 40x40

Al rovescio, 2024
olio su tela, cm 40x20

Notturno, 2024
olio su tela cm 30x30

Davanzali, 2024
olio su tela, cm 40x100

Riverbero, 2024
olio su tela, cm 60x70
2024
Colletiva Artisti 5+1
Galleria Arianna Sartori
Mantova



Ciao Adriana! Ti ringrazio di cuore per avermi inviato alla mostra dei tuoi quadri: opere molto delicate che descrivono la tua sensibilità; curiosa rispetto alla realtà delle cose che vedi e intimamente portata alla trasfigurazione emotiva, come un sogno ad occhi aperti.
Il tema delle acque e dei laghi, i segreti dell'invisibile subacqueo che traspare fra le increspature delle larghe pennellate di colore ora limpido ora denso danno forma visibile al silenzio in cui normalmente trattieni la tua intima personalità. Come i colori tenui e gentilmente disposti fra loro sono specchio del rispetto che sempre mantieni verso le persone che incontri.
Opere di poesia visiva molto delicate che dall' osservazione dettagliata del vero visibile sfumano nella soggettiva lettura delle emozioni che suscitano.
Matteo Molinari
Studioso di Storia e Critica del Cinema
Mantova
Adesso comincia a distruggere l'immagine perché tutto è possibile ma nulla è reale.
L'universo è silenzio e buio. Siamo noi che lo accendiamo con i nostri occhi e orecchi.
Tutto è totalmente astratto!
Andrea Gardini
Artista plastico
Mantova
Ciao Adriana. La mostra ci è piaciuta un sacco. 🌈🤍🤩
Bella tutta, molto mantovane le tue opere.
[...] Ancora complimenti e un abbraccio
A novembre 2024 sono stato invitato da Adriana nella Galleria Sartori, dove si è svolta la mostra di 6 artisti indipendenti. Appena entri nella galleria, sei accolto da un’atmosfera rilassante: le pareti sono adornate di opere che sembrano danzare sotto la luce dei faretti.
Adriana predilige la pittura ad olio su tela. Ama i colori pastello e si viene subito trasportati in una dimensione acquosa, data la sua predilezione per i riflessi ed i giochi d’acqua.
Le tonalità tenui di blu, verde menta e corallo ti avvolgono e trasmettono subito una sensazione di pace. Non puoi fare a meno di notare come ogni dipinto racconti una storia legata all'acqua: barche, alberi colorati, onde leggere che celano riflessi che pare quasi possano muoversi sulla tela.
Una delle opere che mi ha colpito di più è "In riva", un grande quadro che ritrae una serie di alberi fluttuanti. Le sfumature pastello di verde e azzurro sono così armoniose che sembra di poterle toccare. È incredibile come Adriana riesca a catturare la leggerezza e la grazia di questi scorci. Ogni dettaglio è curato con precisione, ma senza mai risultare eccessivo; è come se ogni pennellata fosse stata scelta per evocare un’emozione.
Il mio preferito, e più vivace, resta “Belfiore” un quadro suggestivo della varietà di piante ospitate nel parco cittadino.
In sintesi, la mostra di Adriana è un vero gioiello per gli amanti dell’arte e della natura. Se vi trovate a Mantova, non perdete l’opportunità di lasciarvi trasportare in questo universo acquatico. Ne uscirete più sereni e ispirati!
Stefano Zanuccoli
Esperto Tecnologia Informatica
Mantova
I nostri laghi


Al Büs dal Gat, 2024
olio su tela, cm 90x90

In riva, 2024
olio su tela, cm 80x100

Belfiore, 2024
olio su tela cm 70x110
Una in ogni porto
serie

Rossella, 2024
olio su tela, cm 30x60

Anastasia, 2024
olio su tela cm 30x60

Gaia, 2024
olio su tela, cm 30x60

Maddalena, 2024
olio su tela, cm 30x60

Eleonora, 2024
olio su tela, cm 30x60

Sofia, 2024
olio su tela, cm 30x60
opere antologiche
pitture

La tecnica pittorica di Zoudine
Serenella Minto
All’inizio della sua attività artistica, Zoudine stendeva sulla base chiara della tela un reticolo geometrico di linee ortogonali, lasciando che esso trasparisse in alcune zone nel proseguo del lavoro con i colori. Caratteristica della sua tecnica iniziale era proprio quella di far emergere, tra le stesure cromatiche, il tono del fondo, che contribuiva alla vibrazione luminosa dell’insieme. La sua prima azione consisteva nell’abbozzare le aree di maggiore uniformità cromatica, per poi passare alla stesura di un primo strato con cui definire le sagome delle forme. A volte i colori successivi venivano applicati freschi sullo strato sottostante, oppure lasciati asciugare intenzionalmente prima di procedere. Su questi primi passaggi si sovrapponevano, via via, altri colori stesi con pennellate larghe e più dense, come a comporre un mosaico.
Con il passare degli anni, questa pratica si è trasformata senza mai tradire la sua vocazione originaria: catturare la vibrazione luminosa dei colori. La tavolozza attuale dell’artista rivela una scelta cromatica meditata, quasi affettiva: il blu oltremare e il blu di cobalto convivono accanto al giallo di cadmio, mentre i verdi veronese e smeraldo compaiono come presenze discrete, chiamati in causa solo quando necessario. I rossi – il vermiglione e il cremisi d’alizarina – costituiscono il cuore caldo della composizione, arricchito in un secondo momento dall’introduzione del viola di cobalto.

Zoudine, però, non si accontenta mai del colore così com’è. Raramente utilizza un pigmento puro: preferisce farli dialogare fra loro, contaminandoli, oppure rischiararli con il bianco per ottenere quella luminosità che attraversa le sue opere come un respiro. Una delle sue combinazioni più ricorrenti, quasi un segreto di bottega, è la miscela tra il cremisi d’alizarina e il verde ftalo (phthalo green): una coppia inattesa che le permette di generare tutte le tonalità più scure, dal nero cromatico profondo fino ai bruni più densi e terragni.
Inoltre, in continuità con una consolidata tradizione di bottega, l’artista prepara accuratamente le mescolanze su una tavolozza perfettamente pulita, garantendo la massima precisione cromatica. Solo dopo questa fase di preparazione il colore viene applicato sulla tela, pronto per essere integrato nella composizione.
Per ogni elemento da dipingere, Zoudine impiega pennelli diversi e modalità di stesura molto varie: pennellate dure e grasse per le aree più estese, orizzontali per i riflessi sull’acqua, movimenti circolari per i riflessi in movimento, stesure più lisce per le forme geometriche. Utilizza anche la spatola per ottenere brillantezze diverse e pennelli sottili per tracciare linee di contorno — se necessarie — tra le diverse aree cromatiche.

Allez, allez!, 2009
olio su tela cm 130x60

Ostinato, 2009
olio su tela, cm 30x85

Russia, 2007
olio su tela, cm 70x100

Palazzo Mondadori, 2007
olio su tela cm 160x100

60º N Canale a San Pietroburgo, 2006
olio su tela, cm 50x80

Luna, cavaliere e ronzinante, 1997
olio su tela, cm 200x80

Icona, 2001
olio su tela, cm 150x80

Palude, 2011
olio su tela, cm 100x90

Le sponde, 2008
olio su tela, cm 75x115

Piscina, 2009
olio su tela, cm 70x90

Pavlovsky, 2006
olio su tela, trittico cm 200x290



Peter Pad, 2006
olio su tela, cm 154x30

Bosco, 2001
olio su tela, cm 80x60

Tempesta, 2001
olio su tela, cm 110x90

Cielo capovolto 2004
olio su tela, cm 60x100

Lago, 2006
olio su tela, cm 60x80

Torbiera, 2001
olio su tela, cm 90x100

Puerto Madero, 1995
olio su tela, cm 100x100
incisioni

L'arte e la vita:
L’impianto compositivo, la tecnica e il colore
Serenella Minto
Si può confermare che l’artista non vede “diversamente” ma vede “meglio”. Non afferma ciò che percepisce con enfasi o con ermetismi, ma attraverso un linguaggio esatto, moderno, civile.
La riflessione figurativa di Zoudine può essere condensata in alcune costanti: l’inconfondibile bellezza del disegno, l’eleganza estrema della composizione, la presenza costante — talvolta evidente, più spesso sotterranea — di un dualismo tra la sensualità della linea e il suo dissolversi nella superficie cromatica.
Nella fase ormai matura della sua ricerca l’artista abbandona l’interesse per le sinuosità lineari dell’Art Nouveau, attratta dalla luminosità libera degli ultimi impressionisti, dalla forza cromatica di Matisse e, ancor più, dall’intensità comunicativa degli espressionisti. Ma sente la necessità di trovare una via personale, che scopre fondendo la passione per la tecnica fotografica con la precisione del disegno geometrico.

Il percorso artistico
La formazione di Adriana Zoudine affonda le sue radici nello studio precoce della pittura e della storia dell’arte, un terreno fertile che le permette di sviluppare fin da giovane una sensibilità visiva autonoma.
In Brasile entra in dialogo con l’opera di maestri come Candido Portinari, Emiliano Di Cavalcanti e Lasar Segall: figure che le offrono i primi riferimenti all’Espressionismo e al Modernismo. In seguito, ad affascinare la giovane artista brasiliana sarà una piccola composizione eseguita nel 1888 da Paul Sérusier — seguendo i suggerimenti di Paul Gauguin — considerata l’emblema dei Nabis (da cui il nome di Talismano), con immagini fortemente sintetizzate e colori intensi, privi di riferimenti naturalistici ma ricchi di valenze simboliche. L’opera fu realizzata da Sérusier come esercizio, ma divenne il manifesto di una nuova visione artistica: non imitare la natura, ma trasmettere emozioni attraverso il colore e la forma. La riproduzione dell’opera accompagnerà Adriana Zoudine nei suoi spostamenti in tutto il mondo.
Ma, in seguito, sarà soprattutto l’incontro con le opere di J. M. W. Turner e la sua poetica sulla smaterializzazione dell’immagine a orientarla verso l’orizzonte europeo.
Gli anni universitari la vedono impegnata in ricerche sul Funzionalismo, tra architettura e disegno industriale. Da queste indagini nasce l’interesse per il razionalismo formale e per le geometrie urbanistiche delle città moderne osservate dall’alto: tessiture che si imprimono nella sua memoria visiva e che diverranno tracce permanenti nella sua produzione. In esse Zoudine riconosce un ponte tra l’energia del mondo naturale e la ricerca di essenzialità nella rappresentazione pittorica.
Il passo successivo la conduce verso l’arte astratta del Novecento. Kandinskij e Klee diventano compagni di viaggio ideali, aprendo la strada a una riflessione concettuale che intreccia paesaggio e colore. È qui che prende forma la sua sintesi cromatica e formale, un linguaggio che si muove tra evocazione e astrazione, tra memoria e visione.
La sua ricerca evolve così dalla figurazione verso territori prossimi all’astrazione, mantenendo talvolta una leggibilità essenziale: un equilibrio sottile che invita lo spettatore a soffermarsi davanti ai quadri e a lasciarsi attraversare dai contrasti e dalle vibrazioni cromatiche, in un dialogo continuo tra emozione e forma.

Notturno-urbe
cm 43x54

Il cancello
cm 26x32

Il cancello
cm 26x32

Il cancello
cm 26x32

Pausa
cm 29x25

Tram
cm 15x10

I re straieri
cm 12x16

L'angelo del fuoco e delle cenere
cm 10x12

All Star
cm 42x32

Notturno-natura
cm 43x54

Floresta
cm 23x13

Nella floresta
cm 25x14

Palude
cm 20x32

Rapide
cm 13x57

Notte
cm 23x24

Vite
cm 20x10,5

Vite
cm 20x10,5

Città inca
cm 25x15

Piazza Vecchia
cm 35x19,5

Senza titolo, 2003
cm 35x27
vetro fuso

Temi e ispirazioni su acqua, luce e memoria
Serenella Minto
Il suo interesse per i riflessi della luce sull’acqua, nei paesaggi naturali e urbani, è costante: immagini fugaci, catturate nell’istante della loro apparizione. Centrale è il legame con i paesaggi acquatici, in cui l’acqua diventa elemento strutturante dello spazio visivo. Mantova si configura come un autentico “luogo d’ispirazione”: le architetture riflesse nei canali e l’ampiezza dei suoi orizzonti d’acqua offrono all’artista una fonte inesauribile di stimoli.
La pittura di Adriana Zoudine, pur nelle sue audaci sperimentazioni — numerose e coraggiose — riattiva valori che potremmo definire tradizionali: dai dipinti di J. M. W. Turner, visionario del Romanticismo inglese, in cui l’acqua si dissolve nella luce diventando organismo luminoso; a Monet, maestro indiscusso dei riflessi sull’acqua; da Joaquín Sorolla, interprete della luce mediterranea; a J. McNeill Whistler, che nei suoi Nocturnes trasforma l’acqua in architettura atmosferica; fino a Gustav Klimt, che nei suoi paesaggi lacustri restituisce la vibrazione decorativa della natura; e a Paul Klee, che con la sua sensibilità astratta traduce l’elemento acquatico in ritmo e memoria cromatica.

Tutti questi artisti costituiscono un filo rosso che attraversa l’arte tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, e che Zoudine rielabora in chiave personale, trasformando l’acqua in metafora di tempo e di memoria. In questa prospettiva, il suo lavoro si nutre di un interesse costante per la natura e di una ricerca di equilibrio tra sensibilità emotiva e spirito: lontano da complicazioni intellettuali e da dubbi filosofici sulla rappresentabilità del reale, ma appagato da un’interpretazione disciplinata del presente e da una misura di felicità colmata dal godimento del quadro.

Parco a San Pietroburgo, 2006
cm 130x100

Cancello 1 - Alba, 2007
cm 26x26

Cancello 2 - Pieno giorno, 2007
cm 26x26

Cancello 3 - Tramonto, 2007
cm 27x27

Cancello 4 - Serale, 2007
cm 25x25

Senza titolo 2008
cm 40x30

Senza titolo, 2008
cm 40x30

Autunno, 2006
cm 75x57

Porto, 2007
cm 118x40

Facciata, 2005
cm 41x35

Senza titolo, 2003
cm 25x15

Senza titolo, 2004
cm 25x15

Senza titolo, 2008
cm 30x40
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Adriana Zoudine
Mantova (Italia)
Nata a San Paolo del Brasile nel 1961, discendente di immigrati russi e italiani, sono cittadina italiana.
Laureata in ingegneria meccanica nel 1984, ho viaggiato molto, vissuto un anno a San Francisco seguiti da quattro anni a Buenos Aires e venuta innumeri volte in Italia.
Pur svolgendo quasi senza sosta il lavoro da ingegnere, non ho mai lasciato il mestiere artistico.
Il percorso intrapreso come artista plastica si è iniziato fin dall’infanzia con la pittura e lo studio della storia dell’arte da autodidatta, poi frequentato workshops e partecipando a mostre.
Nel corso dell'attività artistica mi sono dedicata soprattuto alla pittura ad olio su tela.
Su di me
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Nel 1999 ho conseguito la laurea in educazione artistica.
All’università ho appreso la tecnica della xilografia, e successivamente la pittura su vetro fuso, tecniche entrambi per le quali ho grande passione.
A poco a poco sono passata dalla figurazione pura ad una configurazione pressoché astratta dove le forme sono comunque ancora distinguibili.
Potete comprendere, quindi, la grande attrazione che ho per i paesaggi acquatici, al contempo naturali e urbani: la natura e le città dove l’acqua gioca il ruolo di un personaggio fondamentale.
Ed eccomi a Mantova, “luogo-ispirazione”: l'eco della bellissima architettura dei canali o dei vasti paesaggi acquatici mi offrono una gamma infinita di temi possibili.
Così facendo, dopo l’esordio a Mantova nel 2024 presso la Galleria Arianna Sartori con le opere dei cicli «I nostri laghi» ed «Una in ogni porto», presento nel 2026 la mostra del ciclo «Il Rio».